Storia

Identità e diritti umani Di Zeffiro Ciuffoletti

Pochi anni prima della sua scomparsa, mi capitò di andare a trovare il poeta Mario Luzi insieme con Aldo Rosselli, suo e mio caro amico. Si discusse del più e del meno e, prima di lasciare la casa piena di libri, Luzi mi regalò un libricino sulla Toscanità. Parlava dell’identità della Toscana, che secondo lui, per la lingua e per la cultura, era, insieme con la Sicilia, una regione dotata di una inconfondibile identità. Diversamente dalle altre regioni italiane che spesso erano Stati o parti di Stati della penisola italiana prima della sua unificazione.

Oggi noi, nel pieno di una globalizzazione trascinata da una rivoluzione tecnologica ed economica, che sembra travolgere confini e culture, mobilitando uomini, merci, capitali, riscopriamo le identità, le nazioni, le diverse civiltà.

Improvvisamente Putin, dopo il crollo dell’internazionalismo comunista, scopre l’identità nazionale russa e purtroppo la sua natura imperiale. Resuscita i simboli, in primis quelli religiosi, di un antico e secolare passato. Ma anche chi si oppone, come l’Ucraina, rivendica la propria secolare identità nazionale. Persino i Paesi aderenti all’Unione europea, chi più, chi meno, riscoprono le loro identità e rivendicano il primato della sovranità nazionale anche all’interno dell’Unione europea, a cui avevano volontariamente aderito.

Il 9 maggio di quest’anno, a Strasburgo, il Presidente francese Macron ha proposto di dar vita ad una Comunità di Stati allargata a tutti i Paesi europei che condividono i valori dell’Unione e magari sono in attesa di essere accolti nell’Unione. Lo ha fatto per far capire a Putin che l’Europa è ancora più grande dei 27 Paesi che aderiscono all’Unione. In questi giorni questo nuovo organismo europeo si è riunito a Praga per discutere sulla necessità di affrontare insieme le sfide militari, energetiche e ambientali che travagliano il mondo attuale.

Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, dell’espressione di un’Europa dei popoli in cui i singoli Stati nazionali mantengono l’assoluto controllo della propria sovranità nazionale. Basti pensare che molti di questi Stati chiedono da anni di entrare nella Ue, dove i membri che ne fanno parte hanno già trasferito alle istituzioni comuni parti importanti della loro sovranità. Si pensi agli Stati che hanno adottato la moneta comune, cioè l’Euro.

Le nazioni europee, che fondarono la Comunità europea, sono rinate dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, quando il senso della nazione si era confuso con “primati” e “missioni”, sino ai deliri razziali. Terribili premesse di tragici conflitti. A queste si sono aggiunti, dopo il crollo dell’Impero sovietico, molti Paesi dell’Est che si sono riappropriati delle loro identità nazionali e ne sono gelosi. Tanto che in questi Paesi i vincoli comunitari dell’Unione, pur previsti dai trattati, trovano ancora delle evidenti resistenze.

Non è saggio ignorare queste resistenze o questi ritorni di spirito nazionale. Inoltre l’Unione europea senza una Costituzione approvata dai cittadini europei non può identificarsi con principi nobili, i diritti umani, ma anche “astratti”, senza tener conto delle diverse esperienze degli uomini e delle società di cui essi sono parte. La Svizzera e gli Stati Uniti hanno impiegato secoli per creare sistemi federali. Ciononostante i diritti umani sono conquiste che richiedono tempo. Pensate ai diritti delle minoranze di colore negli USA.

Da qui l’intrinseca storicità degli individui, delle comunità, delle nazioni. Natalino Irti, che è un filosofo del diritto, ci ricorda che tutti nel mondo siamo figli del nostro passato e persino Papa Francesco ci esorta alla conoscenza della storia. Che sicuramente serve, anche se non sempre è maestra di vita. Un grande storico come Federico Chabod nel più terribile anno della Seconda guerra mondiale, fra il 1943 e il 1944, tenne a Milano un corso universitario proprio sull’Idea della nazione. I nazionalismi esasperati, il razzismo, la forza come scopo avevano portato, insieme con i regimi totalitari, l’Europa all’autodistruzione. Tuttavia Chabod, che di storia era maestro, si rifiutava di rappresentare l’idea di nazione solo come momento negativo. Chabod rifiutava di fare della nazione una divinità suprema al punto da negare la possibilità di comunità più vaste come l’Europa, che comprendeva in un tutto comune anche le identità particolari.

Le identità si portano dentro le storie dei popoli e delle civiltà, mentre i diritti umani si conquistano col tempo e con il maturare delle conquiste civili.

Pubblicato originariamente su “Il Corriere Fiorentino”, 14 ottobre 2022.