Firenze

Alta formazione a Firenze di Zeffiro Ciuffoletti

  • “Corriere Fiorentino”, 19.11.2021

Non ho capito bene, ma forse per i miei limiti, cosa voglia dire Firenze “capitale dell’alta formazione”. Si parla di raddoppiare la popolazione studentesca di Firenze dagli attuali 15 mila studenti stranieri ai 30 mila nei prossimi cinque anni. Mi auguro che il problema non sia solo quello, peraltro importante, del sistema di accoglienza, degli “studentati”, degli student hotel, o campus che sanno di imitazione, più di parole che di realtà effettive.

Molte cose importanti sono state affrontate in una intervista in questo giornale da Ermelinda Campani, direttrice della Stanford University a Firenze. Una direttrice di lungo corso che conosce molto bene la realtà dei grandi college americani a Firenze e la qualità degli studenti, fuori dagli stereotipi e dai pregiudizi di chi giudica senza conoscere. Gli studenti stranieri, non solo americani, vengono da realtà di studio diverse, ma se scelgono Firenze hanno motivazioni culturali e sociali che la città dovrebbe intercettare, offrendo qualcosa di più e di meglio della movida dei fine settimana. «Penso che la città abbia bisogno di nuove strutture che accolgano gli studenti e lo facciano bene, con qualità» ha detto la direttrice della Stanford. La Campani ha sottolineato che ci vorrebbe più collaborazione con l’Università e le istituzioni culturali cittadine. Credo che abbia ragione e che occorrerebbe puntare su una offerta formativa basata su corsi innovativi volti alla miglior conoscenza del mondo globalizzato in cui viviamo e alla integrazione fra cultura umanistica e cultura scientifica. Per questo, però, bisognerebbe rinnovare in profondità i nostri atenei e valorizzare al massimo i giovani ricercatori che hanno intessuto, proprio per le loro ricerche, relazioni e scambi a livello internazionale.

Il segretario generale dell’Istituto Universitario Europeo, Marco Del Panta, intervistato da Edoardo Semmola, insieme con la direttrice Campani, ha centrato il problema, un po’ vago, dell’alta formazione, ricordando il progetto degli Stati generali che dovevano coinvolgere istituzioni accademiche, attori economici e istituzioni, per sviluppare quelle conoscenze complesse che possono qualificare l’idea dell’alta formazione. Per produrre ricercatori, ma anche classi dirigenti nel pubblico e nel privato, capaci di produrre conoscenze e scelte giuste in settori strategici per le rivoluzioni che la città, l’Europa e il mondo intero dovranno affrontare. Insieme bisognerà riqualificare la ricerca, la formazione professionale, il management, per lo sviluppo sostenibile, come ci viene richiesto dai piani dell’Unione europea. Del Panta ha ricordato, inoltre, la School of Transnational Governance che dovrà affrontare i temi della globalizzazione con la collaborazione di università e centri di formazione europei. A questo proposito non si può non segnalare con una certa delusione il mancato avvio del Corso di perfezionamento sulla storia e le istituzioni dell’Unione europea che l’Università di Firenze aveva messo in cantiere un anno fa, anche su sollecitazione dell’Istituzione di Studi Firenze per l’Europa.

Oggi c’è bisogno di formare una nuova classe dirigente non solo nel campo economico e finanziario o nella ricerca medica o nel campo vastissimo della rivoluzione digitale, ma nel campo politico. Intendendo per politica non solo il campo specifico dei partiti, ma quello più generale delle istituzioni democratiche e anche delle professioni e dell’imprenditoria.

Credo che, non solo in Italia, la crisi internazionale che stiamo attraversando per il Covid19 dimostri che occorrono classi dirigenti colte e preparate, ma anche capaci di adottare decisioni difficili e complicate. Quindi preparate a visioni più lunghe e più larghe. Invece abbiamo visto, non solo in Italia, classi dirigenti imprevidenti, cioè incapaci ad affrontare le sfide di una globalizzazione accelerata e sconvolgente, davanti alla quale non solo occorrono competenze e conoscenze adeguate, ma anche la consapevolezza che solo nella dimensione europea è possibile affrontare le sfide che incombono sul nostro presente e sul futuro. Per questo l’alta formazione sarebbe necessaria, ma per questo ci vorrebbero competenze e istituzioni già pronte.

Il presidente della CRUI, la Conferenza dei rettori italiani, Ferruccio Resta, in un incontro il 12 novembre a Roma, ha sostenuto l’esigenza di una maggiore interdisciplinarietà tra saperi umanistici, scientifici e tecnologici. Per questo, però, occorrerà proporre anche nuovi e più snelli sistemi di reclutamento e di studio per allinearci alle aspettative dei giovani studiosi italiani ed esteri.