1° agosto 2026
Pausa estiva. Segnaliamo un articolo sull’Europa
Nel salutare i lettori del “Notiziario” prima della pausa estiva, segnaliamo un articolo di Federico Rampini interamente dedicato alle Sfide del Vecchio Continente (“Corriere della Sera”, 29 luglio 2026).
Si tratta di un’analisi a tutto campo sugli aspetti cruciali dell’Europa nell’attuale contesto geopolitico globale. Rampini riassume le grandi sfide che la Ue deve affrontare per mantenere la sua stessa libertà: quella militare, quella energetica e quella tecnologica. Per decenni, dopo la seconda guerra mondiale e sino alla caduta del Muro di Berlino e all’attuale crisi dell’Alleanza atlantica, l’Europa ha potuto permettersi “tre dipendenze”. “Affidava la propria difesa agli Stati Uniti, comprava energia a buon mercato dalla Russia, vendeva alla Cina una quota dei suoi prodotti”. “Quel triangolo – scrive Rampini – è crollato. La Russia è tornata aggressiva, la Cina autarchica esporta troppo e compra poco, l’America di Trump non vuole più pagare da sola la sicurezza del Vecchio Continente”.
Ora, come noi di ISFE sosteniamo da sempre e come già avevano capito i primi protagonisti della nascita della Comunità europea, a partire dai grandi italiani Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi, l’Europa “deve imparare a difendersi” perché l’autonomia, anche nell’ambito della NATO, riguarda la difesa, l’economia e la tecnologia. L’Europa non può diventare, scrive Rampini, “un velleitario ente regolatorio”. Stabilisce, l’Europa, regole su tutto: “sulla privacy, sul digitale, sull’ambiente, sull’AI”, ma non può continuare a “regolamentare invenzioni degli altri”.
“L’ Europa – scrive ancora Rampini – coltiva l’idea di una propria superiorità: più equa dell’America, più rispettosa dell’ambiente più civile del capitalismo asiatico”. “Ma – conclude Rampini – un modello sociale senza crescita divora se stesso”.
Sono le cose che abbiamo sostenuto nell’ultimo “Notiziario” di luglio.
La spesa pubblica sociale in Germania, Italia, Francia impegna dal 27 al 30% del PIL, ma per fronteggiare costi così alti occorrono tasse elevate, ma le tasse elevate comprimono gli investimenti, il lavoro e l’innovazione.
Si tratta di un’analisi realistica che le classi dirigenti politiche dovrebbero tenere ben presente e ancor più le autorità europee. Forse i popoli degli Stati membri lo hanno capito, ma molti politici e commentatori nostrani sembrano ancora ignorarlo. Ignorare la realtà è una scelta sbagliata. Sempre.














