3 settembre 2026
Irlanda: no all’adesione
Il 52,8% degli islandesi si è espresso contro la riapertura dei negoziati per l’adesione alla Ue. Negoziati che si erano interrotti nel 2013. L’Islanda è una nazione di circa 400 mila abitanti, fa già parte del mercato unico europeo e condivide la maggior parte delle normative europee. Si tratta di un paese ricco, che ospita una base della Nato, ma un paese molto geloso delle sue tradizioni e della sua identità. La pesca è una delle risorse principali dell’Islanda e il fatto che la Ue voglia applicare quote massime di cattura del pesce, fissate da Bruxelles ogni anno, non è stato mai accettato. L’Islanda decide da se stessa le sue quote e il sistema funziona.
Ora i commenti si sprecano ed è sempre la solita Babele, ma una cosa è certa. Se la Ue fosse un sistema federale realistico e non un ammasso di sistemi regolatori, cari alla burocrazia, non pretenderebbe di regolare di tutto e di più. La Ue si dovrebbe occupare di cose basilari di cui oggi si capisce l’importanza: sicurezza militare, sicurezza energetica, sicurezza economica e cioè completamento del mercato unico.
Speriamo che non sia un brutto segnale. Quanto all’Europa delle nazioni, sostenuta dalle destre, si deve riconoscere che siamo fuori tempo massimo.
In un mondo sempre più globalizzato e conflittuale, sarebbe meglio che la Ue si concentrasse solo sui grandi temi che giustificarono la nascita della Comunità europea, compresa la CED. La Comunità Europea di Difesa, bloccata nel 1954 dai francesi in epoca di “guerra fredda”, ma sostenuta dai grandi leader che gettarono le basi, allora, dell’Unione europea. In primis Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi.
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La stagione elettorale in molti paesi Ue e il futuro dell’Europa
L’Europa è in mezzo al guado. La Ue entra in una stagione elettorale da cui potrebbero uscire equilibri politici diversi da quelli attuali.
Probabilmente si avrà una riduzione dei socialisti e dei verdi. Forse anche dei liberali. Il contesto internazionale e quello economico giocheranno un ruolo importante. Oltre alla Francia, nel 2027 si voterà in tre altri grandi paesi membri: Italia, Spagna e Polonia. Poi si voterà in Svezia, a settembre, in Lettonia, a ottobre, in Estonia a marzo, in Finlandia ad aprile, in Grecia a luglio, in Slovacchia a settembre. Fra poco cominceranno le elezioni in molte regioni della Germania e anch’esse avranno un peso su Bruxelles. La Germania è stata il traino economico dell’Unione e la crisi economica che attraversa è dipesa anche dai Piani europei, come tutti i commenti seri riconoscono. Quindi sarà una stagione che potrebbe mutare il volto dell’Ue. Sarebbe utile per tutti adottare un approccio pragmatico e realistico per favorire la risoluzione dei problemi e non la paralisi della Ue. Nel nostro “piccolissimo” noi, come ISFE, seguiamo questo metodo.
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Sabino Cassese: una sintetica ma incisiva storia dell’Europa
Su “Il Foglio quotidiano” del 31 agosto, Sabino Cassese ha scritto una importante e sintetica storia del farsi dell’Unione europea: l’idea fondativa, il progetto, la comunità di diritto, l’integrazione amministrativa. Sino al mancato esito di un compiuto Stato federale. Un esito che, invece, sarebbe sempre più necessario per affrontare le enormi sfide e i rischi del mondo attuale. La Ue manca ancora di un potere federale di coercizione nei confronti degli Stati membri.
Questa è la conclusione di Cassese, che così scrive: «Il diritto pubblico europeo si fonda da tempo su una distinzione concettuale: la statualità permane in capo agli Stati membri, mentre l’Unione è concepita come un ordinamento politico non statale. La statualità, tuttavia, non costituisce uno scenario remoto, e tanto la volontà politica quanto la percezione pubblica possono mutare soprattutto in condizioni di grave minaccia esterna. Dal 2022, la sfida lanciata dalla Russia ai nostri valori ha conferito nuova rilevanza a questa possibilità. Dal 2025 la percezione di Stati Uniti meno affidabili l’ha ulteriormente rafforzata, accelerando nel contempo l’erosione dell’ordinamento giuridico internazionale. In questo contesto, lo scenario della statualità riemerge con forza: la logica stessa della difficile situazione europea – segnata da imperativi di sicurezza e pressioni geopolitiche – potrebbe spingere l’Unione oltre la soglia della statualità?”. Il punto interrogativo di Cassese riguarda tutti noi che crediamo nell’Europa come portatrice di valori che vanno difesi con coerenza e coraggio.
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Notizie sul PNRR
Le risorse del PNRR dedicate alle aree interne per l’Italia ammontano a 21,9 miliardi di euro. Per queste aree sono stati approvati 175 mila interventi per un valore complessivo di 31,4 miliardi. Il 21,4 % di questi fondi è destinato ai servizi che riguardano l’istruzione. Per l’efficientamento energetico è stato stanziato circa il 18% degli investimenti. La quota di progetti PNRR per le aree interne ha raggiunto il 70%.
Molti piccoli progetti sono già conclusi (90%), ma delle opere più grandi e impegnative risulta ultimato solo il 10%. Il 29% è in fase di collaudo. Dal punto di vista delle pratiche e progetti conclusi sono oltre 122 mila e riguardano il 46% del finanziamento complessivo.














