5 novembre 2026
La crisi di Schengen
L’accordo del 1985 fu firmato dai rappresentanti di Belgio, Francia, Germania Ovest, Lussemburgo e Paesi Bassi. Questi paesi si accordarono per la progressiva abolizione delle frontiere e dei relativi controlli nei visti, più la cooperazione tra la polizia e l’attività giudiziaria.
Nel 1990 aderì l’Italia, poi la Spagna e il Portogallo. Nel 1995 l’accordo diventò pienamente operativo. Alla fine l’accordo riguardava 29 paesi, 25 Stati Ue, tranne Irlanda e Cipro.
Oggi circa 460 milioni di cittadini vivono nello spazio Schengen, dove ogni giorno transitano 3,5 milioni di persone, di cui almeno 2 milioni per lavoro.
Ormai, però, le migrazioni di massa e il terrorismo hanno cambiato tutto. Molti paesi hanno ripreso i controlli alle frontiere con in testa la Francia, la Germania, l’Italia, l’Austria, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia e la Polonia.
Quando Ceuta è stata presa d’assalto da 70-80 mila migranti, l’Italia decise di riattivare i controlli alle frontiere. Molti commentatori dell’opposizione e giornalisti si indignarono, ma ignoravano la realtà o erano in malafede.
La valanga di migranti provenienti dalla rotta balcanica e del Mediterraneo più i ripetuti attentati del terrorismo islamico hanno portato alla paralisi degli accordi di Schengen. Questa è la realtà e non è una realtà positiva.
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Le elezioni negli USA e l’Europa
Il Presidente Trump voleva un referendum e lo ha avuto: è stato bocciato sia alla Camera che al Senato. Le conseguenze di questo voto restano però incerte perché il Presidente resterà in carica per altri due anni e i nuovi eletti al Congresso e al Senato (435 rappresentanti e 35 senatori) si insedieranno il 3 gennaio del prossimo anno. Quindi per tutto questo periodo il Congresso resterà ai margini e Trump ha stretto con Putin il “patto del diesel”. Persino il rapporto con la Cina non dovrebbe subire variazioni. Del resto la maggior parte dei repubblicani e dei democratici diffida della Cina, che considera una potenza “ostile” su molti fronti, da quello commerciale a quello militare e persino sul delicatissimo tema dell’intelligenza artificiale.
Tutti sostengono la necessità che l’America continui a sostenere Taiwan anche dal punto di vista militare. Semmai Trump potrà cercare un accordo di “coesistenza” con Xi Jinping.
Trump, sinora, ha sempre escluso l’Europa da tutte le grandi questioni aperte sul piano internazionale dalla questione dell’Ucraina a quella dell’Iran.
Sulla questione dei dazi sarà tutto da vedere perché anche i democratici hanno sempre cercato di favorire e proteggere le industrie USA.
Infine la Nato: né democrati né repubblicani mettono in discussione la Nato, anzi il Congresso ha già approvato una legge che impedisce al Presidente di uscire dalla Nato senza il consenso del Senato. I democratici, poi, sono convinti anche loro che gli europei debbano impegnarsi di più per la loro difesa.
In definitiva chi vivrà vedrà, ma non c’è dubbio che qualche cambiamento sarà inevitabile e, speriamo, sia in positivo.
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L’allargamento della Ue in stallo
Proprio così: i paesi che bussano per entrare nella Ue sono una decina, ma le procedure vanno a rilento. Montenegro, Albania, Moldavia e Ucraina hanno ottenuto valutazioni positive secondo il rapporto annuale presentato in questi giorni alla Commissione. Solo per il Montenegro è stato fissato un percorso preciso per entrare nella Ue: la conclusione dei negoziati entro la fine dell’anno; poi la firma sul trattato di adesione a giugno del 2027, infine il probabile ingresso nel 2028.
Per tutti gli altri il percorso è assai più lungo e accidentato. In particolare l’ingresso dell’Ucraina, che è il paese più grande di tutti gli altri, fa paura a molti paesi membri per via delle sue enormi potenzialità nel settore agricolo.
La Commissione parla di rallentamenti per la Serbia, la Georgia, la Turchia. Si può dire che per questi paesi il processo è congelato. Per uscire da questo stallo la Commissione ha proposto un processo di integrazione graduale a cominciare dai vari progressi della Ue. Una strada di buon senso, ma da percorrere senza tutti gli infiniti passaggi burocratici che la rallentano. Il mondo intorno alla Ue va veloce, la Ue invece è sempre più lenta.















