Notiziario ISFE n.12/2026

29 settembre 2026

L’idea di un Consiglio per la Sicurezza e di un articolo 4, simile a quello della Nato, proposta dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è indicativo di un problema che non si può più rinviare davanti agli attacchi quotidiani da parte di Putin. Un “protocollo di sicurezza d’emergenza”, che dovrebbe scattare davanti ad attacchi esteri ai paesi Ue. Attacchi che ormai avvengono tutti i giorni con droni e aerei russi, più azioni di spionaggio e altre interferenze che caratterizzano la “guerra ibrida” dei nostri tempi.

Questa la notizia più importante e da verificare fra Stati membri della Ue. Purtroppo, invece, quello su cui si è molto parlato è la proposta della stessa von der Leyen di fare del Canada un “membro associato della Ue”. Anzi il primo perché si tratta di una novità assoluta. Tanto nuova e dai confini incerti che il premier canadese Mark Carney ha dovuto correggere. Così von der Leyen ha parlato di «alleanza per il futuro» per creare uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica, più collaborazione industriale per la difesa.

Queste sono cose serie, che lo stesso Trump dovrebbe capire. Ma non sembra voler capire. Del resto, anche il relativo ottimismo del discorso della von der Leyen sullo Stato dell’Unione andrebbe sostanziato dai fatti su temi cruciali: la sicurezza, l’immigrazione, la crisi climatica, il costo della vita, l’intelligenza artificiale.

Sinora la Ue ha promosso la solidarietà sociale e lo stato sociale, i diritti delle donne ecc. Oggi, però, siamo davanti a sfide gigantesche che, se non verranno affrontate con tempestività, alimenteranno delusione e malcontento verso la Ue. I partiti antieuropei avanzano, ma presentare l’estrema destra come una mostruosità non funziona più. Ci vorrebbero risposte concrete davanti a problemi reali.

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L’agricoltura europea si trova ad affrontare un tornante difficile per due cause concomitanti. 1) La conflittualità internazionale che fa aumentare i costi di carburanti e concimi (guerra Russia e Ucraina – Iran e stretti).  2)Una riforma strutturale delle politiche agricole per diversi motivi (revisione delle politiche green e ingresso di nuovi paesi: una decina di nuove ammissioni).

La PAC è stata sempre la principale beneficiaria del bilancio della Comunità e poi dell’Unione. Si può dire che la PAC sta alla base della nascita della Comunità europea e del suo passaggio da 6 a 27 membri (dalla Comunità all’Unione).

La prossima programmazione della PAC 2028-2034 rappresenterà un aggiornamento significativo non solo di capitali di spesa o di strumenti di sostegno. Sarà una trasformazione strutturale dell’impostazione delle politiche agricole europee. Verranno riorganizzati i sostegni al reddito degli agricoltori, ma ci sarà anche una riduzione degli aiuti diretti agli imprenditori. Si punterà molto di più alla innovazione delle pratiche agricole. Si dovranno affrontare mercati sempre più complessi e nuovi; si dovranno affrontare questi passaggi con più realismo e meno dogmatismo, ma anche meno burocrazia, sia la transizione ecologica, sia i cambiamenti climatici.

Le imprese grandi e piccole andranno accompagnate verso l’innovazione tecnica e organizzativa, verso modelli più efficienti e competitivi in grado di generare mercato. I Georgofili di Firenze hanno organizzato un convegno per illustrare i cambiamenti necessari per affrontare la PAC 2028.

Il 2028 sembra lontano, ma il complesso sistema della programmazione europea non solo è lento, ma terribilmente farraginoso. Quindi potrà accadere di tutto e di più. In più si pensi all’inadeguatezza della UE nell’affrontare problemi strutturali di fondo. Un esempio: per realizzare gli obiettivi della PAC occorre avere un’idea del bilancio della Ue, che è ancora in discussione. In più, per esempio, un’armonizzazione dei sistemi energetici, perché l’agricoltura assorbe e richiede tanta energia (uomini pochi e meccanizzazione indispensabile). Ebbene l’Europa a 27 ha 27 politiche energetiche diverse. Si provi ad armonizzarle per fare una programmazione efficace.   

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Per competere con gli Stati Uniti e la Cina la Ue deve elaborare una strategia coerente per i settori industriali, oggi in crisi. Da ultimo il settore industriale degli elettrodomestici, che vale 79 miliardi di euro di PIL europeo, chiede alla Commissione europea di riconoscere il comparto come settore strategico come per l’acciaio o per il chimico.

La filiera del settore degli elettrodomestici, in effetti, sostiene un milione di posti di lavoro diretti e indiretti. In più tocca altri settori come l’acciaio, la plastica, l’elettronica, la logistica e il riciclo.

Se la crisi cresce, le richieste di intervento si moltiplicano.

La discussione, ormai annosa, riguarda il modo in cui l’Unione intende usare il proprio mercato per rafforzare la produzione interna senza compromettere la competitività delle imprese. Gli Stati non sono più in grado di farlo da soli fronteggiando giganti come USA e Cina. La ideologia del libero mercato su scala internazionale e nella fase della globalizzazione conflittuale rischia di essere un dogma ideologico oppure una grande ipocrisia.

La realtà è che le divisioni su questi temi strategici producono la paralisi. Non vorremmo che fosse già troppo tardi.

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Si avvicina l’inverno e i costi energetici sono in aumento per fattori noti: guerra in Ucraina e “guerra degli stretti”. Il commissario europeo per l’energia Dan Jørgensen sollecita misure concrete contro il caro energia e invita i governi degli Stati membri a ridurre consumi di gas ed elettricità. Dimenticandosi, però, che i 27 Stati membri dell’Unione hanno ben 27 politiche energetiche differenti. In più c’è da ricordare anche che circa l’80% del fabbisogno di gas della Ue è coperto da fornitori esteri.

Lo stoccaggio di gas è, ad oggi, intorno al 67% contro il 79% dell’anno scorso. I costi del gas sono quasi raddoppiati. I consigli del commissario riguardano la riduzione delle temperature negli edifici pubblici, lo stop al riscaldamento all’aperto e lo spegnimento dell’illuminazione pubblica non necessaria. Mica male, visto che siamo in una fase di riscaldamento climatico. La filosofia, però, è quella di misure di buon senso affidate al senso comune. Persino i ladri applaudono.