Notiziario ISFE n. 5/2026

31 marzo 2026

L’ultimo Consiglio europeo di metà marzo ha affrontato questioni urgenti: guerre, energia, migrazioni. Purtroppo nessuna di esse è stata risolta a cominciare dallo sblocco del prestito di 90 miliardi all’Ucraina. Prestito congelato dal veto dell’Ungheria. Tutto è stato rimandato a dopo l’11 aprile quando si svolgeranno le elezioni in Ungheria. Si è deciso, tuttavia, di affrontare i costi per la riparazione dell’oleodotto ucraino bombardato dai russi.

Sulla guerra in Iran non sono mancate critiche e appelli alla massima moderazione, al rispetto del diritto internazionale da tutte le parti in conflitto. Su come affrontare il rincaro dei costi dell’energia e sul sistema di scambio delle quote di emissioni di CO2 (ETS) ogni Stato membro potrà prendere i provvedimenti più idonei, perché l’energy mix è scelta di competenza nazionale.

Per la questione dell’immigrazione il Consiglio sembra intenzionato a mantenere una linea di fermezza. I 27 Stati membri della Ue hanno concordato nelle conclusioni che la Ue è pronta a mobilitarsi per impedire “flussi migratori incontrollati” dal Medio Oriente verso l’Europa. Una preoccupazione espressa con chiarezza dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ma anche dalla Danimarca, dall’Italia e dalla Germania. I meccanismi decisionali della Ue sono complessi, mentre le crisi che ci minacciano richiederebbero decisioni più nette e condivise.

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Dal primo maggio l’accordo commerciale firmato a gennaio di questo anno con i paesi del Mercosur, l’organizzazione che raggruppa Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, entrerà in vigore, ma solo in via provvisoria.

L’accordo è stato firmato dalla Commissione e approvato dal Consiglio europeo, mentre il Parlamento europeo lo ha rinviato alla Corte europea di Giustizia. Una Corte che impiegherà mesi e solo dopo il Parlamento voterà. Alcuni paesi sudamericani come l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay hanno già approvato la procedura di ratifica. Ora attendono l’Europa.

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Per sfidare la guerra dei dazi l’unico strumento è quello degli accordi commerciali, specialmente se finalizzati al libero scambio. L’accordo fra Ue e Australia potrebbe portare vantaggi commerciali per un miliardo di euro ogni anno per l’Europa e ad un aumento delle esportazioni nell’ordine del 33%.

La Presidente Ursula von der Leyen si è recata a Canberra in Australia per definire l’accordo che, fra l’altro, comprende l’approvvigionamento di terre rare compreso il litio di cui l’Europa ha estrema necessità.

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Il commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra è in visita a Roma proprio nel mezzo di una crisi che non riguarda il clima, ma la sicurezza energetica dell’Europa. Incontrerà il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, dell’Economia Giorgetti e degli Esteri Tajani.

Il commissario, che ha studiato a Roma con il progetto Erasmus, ha dichiarato che l’Europa è “un continente povero di risorse e troppo dipendente dalle importazioni”.

Il giovane commissario olandese ha dichiarato che la Ue deve puntare “sull’indipendenza energetica e cioè produrre più energia eolica e solare”, una cosa saggia, ma che non basta e può alimentare solo delle illusioni ideologiche se non sostenuta da una produzione costante di energia che non può essere garantita solo dalle energie rinnovabili. Con saggezza il commissario ha dichiarato che occorre “più capacità di accumulo e più nucleare”.

Ha dichiarato, inoltre, che è fondamentale rafforzare la crescita economica sostenibile in Europa: “più industria, più innovazione, più crescita”.

Con grande realismo il commissario ha dichiarato anche che si potrà modificare il sistema di scambio di emissioni ETS. Si tratta di una questione seria perché una delle cause della crisi dell’industria europea e non solo quella dell’automobile è dipesa proprio dall’adozione di politiche green dettate dai piani europei.

Il commissario sembra anche lui convinto che se il sistema industriale europeo non reagisce, nessuna politica verde può essere portata avanti. Quindi anche il sistema ETS potrà essere rivisto.

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Nel summit informale convocato a Nicosia per il 23 e il 24 aprile la questione del bilancio pluriennale dell’Unione sarà posta in tutta la sua importanza. Il nuovo bilancio dovrà mettere insieme i fondi di coesione con quelli destinati all’agricoltura con il conseguente taglio delle risorse. Si stima che Italia, Francia e Spagna perderanno il 12%, la Germania l’11%, la Polonia il 5%. La partita appena cominciata non sarà facile tanto più davanti a sfide politiche ed economiche derivanti da una situazione internazionale difficile. I “paesi frugali” chiedono di ridurre al minimo i fondi di coesione e per l’agricoltura e di concentrare le risorse nell’economia, nell’innovazione tecnologica e nella difesa. Si tratta di questioni vitali e di sfide da far tremare i polsi.