6 febbraio 2026
Ripartiamo da Draghi: “Un federalismo pragmatico per la Ue”
L’Università Cattolica di Lovanio in Belgio ha conferito a Mario Draghi il dottorato honoris causa. Nel discorso di ringraziamento l’ex Presidente del Consiglio ed ex Presidente della Banca Centrale Europea ha ripetuto con ancora più forza il suo pensiero sul futuro dell’Europa, nel momento in cui sta cambiando l’ordine mondiale con Stati Uniti e Cina che agiscono in funzione dei propri interessi di potenza.
L’Europa, ha detto Draghi, deve decidere se “rimanere un grande mercato soggetto alle priorità degli altri” oppure “diventare una potenza” essa stessa. “Laddove l’Europa è federata – ha sottolineato – come nel commercio, nella concorrenza, nel mercato unico, nella politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come un unico soggetto”. Lo si è visto negli accordi col Mercosur e l’India che sarebbe un errore considerare solo in termini di crescita: il loro ruolo è “strategico”. Quando, come nel caso della politica per la difesa, per gli affari esteri e per la politica industriale, l’Unione europea si presenta divisa viene percepita come “un’assemblea eterogenea di Stati”. “Un’Europa unificata sul commercio ma frammentata sulla difesa – ha detto Draghi – vedrà il suo potere commerciale sfruttato a scapito della sua dipendenza in materia di sicurezza come sta accadendo ora”. L’Europa deve far valere il suo peso come nel caso della Groenlandia.
In sostanza il metodo suggerito da Draghi è quello del “federalismo pragmatico”. Procedere, cioè, con accordi a maggioranza su questioni fondamentali. Il modello sarebbe quello con cui si procedette all’adozione dell’euro. “Coloro che erano disposti ad aderire sono andati avanti – ha detto Draghi – e hanno creato istituzioni comuni” e “hanno forgiato una solidarietà più profonda di quanto qualsiasi trattato avrebbe potuto prescrivere”
Il 12 febbraio si terrà un vertice informale dei Ventisette paesi Ue a cui sono stati invitati sia Mario Draghi sia Enrico Letta. Ci auguriamo che facciano tesoro delle parole chiare e forti di Draghi per dare risposte tempestive al problema della sicurezza europea.
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Il Parlamento europea rinvia l’Intesa Ue-Mercosur
Una “decisione miope” è stata definita quella del rinvio dell’intesa commerciale Ue-Mercosur. Con 334 sì e 324 no, più 11 astenuti il Parlamento europeo ha rinviato alla Corte di Giustizia Ue l’accordo raggiunto dopo decenni di trattative con i paesi del Mercosur. Ci vorranno almeno una decina di mesi per il giudizio della Corte. Poi l’intesa dovrà essere votata nuovamente nell’aula dell’Europarlamento.
Alcuni partiti italiani nell’Europarlamento, mentre il governo ha approvato l’accordo, hanno favorito un risultato che dimostra come l’Europa non riesca a trovare la forza di affrontare con unità le sfide internazionali e l’esigenza di trovare nuovi mercati. Così come sta avvenendo positivamente con accordi importanti come quelli con l’India, l’Indonesia, le Filippine o gli Emirati Arabi Uniti.
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L’Europa a “due velocità”
Per rendere l’Unione europea capace di prendere decisioni più rapide affinché sia più strategicamente autonoma sarà necessario adottare il metodo dell’Europa a “due velocità”. Lo ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil che ha organizzato un incontro video con sei paesi europei. Cioè le sei principali economie europee: Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia e Olanda.
Quattro sono le priorità da portare avanti evitando le lungaggini previste dai trattati: 1) unificare il mercato dei capitali; 2) rafforzare l’euro; 3) coordinare gli investimenti nella difesa; 4) garantire la sicurezza delle materie prime.
Si tenga presente che l’accordo sul prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina è stato raggiunto con la cooperazione rafforzata tra 24 paesi Ue su 27. Se ne sono chiamati fuori: Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. Di fatto le due velocità ci sono già e sarebbe meglio prenderne atto.
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Limiti alle Big Tech: l’Europa ci prova, ma divisa
Molti paesi europei stanno provando a porrei dei limiti per bloccare l’accesso dei minorenni alle piattaforme Big Tech. Ci sta provando la Francia, ci provano la Spagna, la Danimarca, la Norvegia, la Grecia, la Slovenia. In Inghilterra il premier Keir Starmer ha iniziato una consultazione per varare una legge con il massimo dei consensi. La Germania cerca di varare un provvedimento per imporre ad Amazon e Netflix di reinvestire i loro profitti nel paese e per porre degli argini. In Italia una proposta di legge bipartisan per porre dei limiti alle Big Tech è ferma in Consiglio dei ministri.
Il fatto è che molti studi confermano i rischi posti dalle piattaforme alla salute dei minorenni.
La resistenza contro queste esigenze di porre dei limiti alle piattaforme è molto forte, come si può capire. Sarebbe, però, il caso che la Ue varasse norme condivise per fronteggiare un problema che ha risvolti non solo economici, ma culturali e morali molto seri.














