17 ottobre 2026
Bilancio Ue in altomare
La sintesi più realistica sulle trattative in corso in relazione al nuovo schema negoziale presentato dalla Presidenza irlandese dell’Unione europea sul prossimo bilancio comunitario 2028-2034, è stata quella del Cancelliere tedesco Friedrich Merz: «Siamo ancora lontani da un accordo».
La previsione è di un taglio dell’8% alla proposta iniziale di 2 mila miliardi di euro presentata dalla Commissione.
Il taglio complessivo ammonta a 141 miliardi e colpisce i capitoli di spesa della competitività e sicurezza (-13%); l’azione esterna della Ue (-17%) e l’amministrazione (-8,8%). I tagli per coesione e agricoltura si limitano al 3%.
Incombono incertezze anche per finanziare gli aiuti all’Ucraina, che per il 2027 sono stimati a circa 75 miliardi di euro. Il Parlamento e il Comitato Ue delle Regioni si dicono insoddisfatti. La realtà internazionale, compresa la politica di Trump, non aiutano.
Speriamo che il mare, di cui parla il Cancelliere tedesco, non sia in tempesta e che la barca non affondi.
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Le vetture ibride cinesi e l’industria europea dell’auto
Dal gennaio all’agosto di quest’anno sono state vendute in Europa oltre 3,5 milioni di auto ibride, per il 47% delle immatricolazioni. Una percentuale alta, molto alta, di queste auto, nonostante i dazi, vengono dalla Cina.
La Ue cerca un’intesa con la Cina per dimezzare le esportazioni cinesi di auto ibride verso l’Europa. Un’impresa non facile. Tuttavia all’interno dell’Industrial Accelerator Act europeo ci potrebbero entrare anche le auto elettriche prodotte in Europa.
Il problema sta nel fatto che l’industria europea dell’auto ha risentito delle regole e dei piani verdi europei. Direzione giusta, ma tempi e modi che hanno favorito la Cina.
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Per rafforzare il “vascello europeo”
Sergio Fabbrini ha scritto nel “Sole 24 Ore” dell’11 ottobre 2026 un editoriale intitolato La tirannia delle divisioni, l’Europa nella tempesta, che merita di essere letto. La tempesta è alimentata da tre grandi potenze, USA, Cina e Russia, che perseguono i loro interessi e che, in modo diverso, mirano a “smantellare” l’Unione europea.
Purtroppo l’Europa non è solo un vascello fragile, «ma un vascello il cui equipaggio continua a dividersi sulla rotta da seguire».
Gli Stati membri della Ue, grandi e piccoli, dovrebbero capire che nessuno da solo potrebbe affrontare le sfide di un mondo sempre più conflittuale. Di tutte le proposte in campo per evitare il peggio dell’Europa, quella avanzata da Fabbrini è dotata di grande realismo ed è proprio di realismo e visione di cui oggi i leader europei avrebbero bisogno. Per rafforzare il vascello europeo Fabbrini suggerisce una ricetta di grande forza politica: concordare su alcune cruciali competenze da assegnare al Centro per affrontare le sfide comuni, lasciando il resto agli Stati membri.















