Notiziario Eu-ISFE n.9/2025

23 luglio 2025

La Presidente dell’Istituto, Patrizia Nunz, ha illustrato i programmi estivi al di là dei corsi e programmi normali di dottorato e post-dottorato. Le Summer Schools dell’EUI offrono corsi estivi specializzati su temi importanti come quello che esplora l’impatto delle nuove tecnologie sul giornalismo; lo studio delle complesse dinamiche migratorie globali; democrazia europea e politica spaziale. Ci sarà persino un corso sui negoziati di pace, che, aggiungiamo noi, speriamo raggiungano risultati tangibili e non continui rinvii.

I programmi estivi che attireranno a Firenze partecipanti da tutto il mondo sono stati pensati per un pubblico vario di ricercatori, giornalisti, funzionari della pubblica amministrazione e membri delle varie ONG.

Di corsi di questo tipo nel mondo attuale c’è un enorme bisogno. Speriamo non siano viziati da impostazioni ideologiche di nessun tipo. La realtà dei problemi messi in campo è più complessa di qualsiasi impostazione ideologica.

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Sebbene i numeri, cioè i miliardi di piante previste nei Piani europei, siano mirabolanti se non improbabili da realizzare, lo scopo è meritorio. Tanto più se si parla di piantare alberi nella città, addirittura milioni di alberi con effetti miracolosi che solo Gesù seppe fare moltiplicando i pani e i pesci per sfamare i suoi fedeli.

Bisogna considerare che progettazioni, scelta delle specie, scavi, impianti di irrigazione, protezione e cura hanno un costo che va oltre quello della pianta in sé. Si parla di centinaia di euro a pianta se si vuole che una pianta cresca e sopravviva.

Tutti tifano per il green, specialmente chi vive in città, e si può capire. Tuttavia bisognerebbe partire dall’idea di conservare e curare prima di tutto il patrimonio esistente, evitando il taglio di piante per fare posto alla viabilità anche dove i viali alberati erano ormai un patrimonio consolidato. Bisogna, quindi, evitare la retorica e piantare gli alberi dove è possibile per arricchire il verde pubblico e limitare gli effetti del riscaldamento climatico.

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A definire le basi della “dieta mediterranea” fu un biologo e fisiologo americano Ancel Keys (1904-2004). Studiando le malattie cardiovascolari si accorse dei benefici dell’alimentazione delle popolazioni dell’Italia meridionale. Scoprì cioè i benefici della “dieta mediterranea” specialmente nelle patologie cardiovascolari. Oggi, però, si scopre che le “diete povere” e così anche la “dieta mediterranea”, ricca di verdure, frutta e cereali possono contrastare anche la “demenza senile”, che preoccupa sia per l’invecchiamento della popolazione in Europa sia per il diffondersi di stili alimentari troppo ricchi o basati su alimenti raffinati e conservati.

La “dieta mediterranea”, caratterizzata da cibi freschi di origine vegetale, olio di oliva e poche carni animali, rivela un “notevole potenziale neuroprotettivo in quanto ricca di antiossidanti, vitamine e polifenoli. La “dieta mediterranea” è ricca in quanto è povera.

Quando l’Europa, sempre più spesso, si occupa di cibo, ne deve tener conto. Abbandonare la dieta mediterranea sarebbe un danno e non un guadagno. Prima di tutto per la salute.

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Il 16 luglio la Commissione europea ha presentato la proposta del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il periodo 2027-2034.

Si dovrebbero unificare i principali fondi comunitari fra cui quello agricolo e quello per la coesione. Si temono tagli rilevanti alla PAC. Molti paesi membri (17 per ora), tra cui l’Italia e la Grecia, si sono dichiarati contrari così come il Commissario Ue all’Agricoltura Christophe Hansen. Persino i Popolari (PPE) e i Socialisti (SeD) per bocca di Herbert Dorfmann e Dario Nardella si sono dichiarati fermamente contrari. Lo stesso ha fatto Cristiano Fini, Presidente della CIA-Agricoltori Italiani.

Sicuramente l’Europa è stretta dalla crisi finanziaria, ma il taglio che si annuncia alla PAC sarebbe rilevante e cioè circa 80 miliardi di euro sul totale di 400 previsti. Per l’Italia si tratterebbe di meno 8 miliardi sui 38 assegnati.

Forse sarebbe il caso di valutare bene la situazione internazionale per capire che la sicurezza alimentare era ed è ancor più oggi essenziale.

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Nel momento in cui ancora si parla di guerra commerciale, la Ue cerca nuovi mercati. Dopo l’accordo con i paesi del Sudamerica, si annuncia quello con il Giappone e quello con la Cina.

Il Giappone già rappresenta il più importante partner che la Ue ha nell’aerea dell’Indopacifico. L’accordo di partenariato con il Giappone risale al 2019 e, va ricordato, fu siglato quando Trump, per la prima volta Presidente USA, cominciò a minacciare la questione dei dazi.

La Cina è un formidabile concorrente economico per la Ue, ma anche un partner commerciale. Solo che le relazioni diplomatiche con Pechino sono estremamente complesse e delicate anche perché Trump è in agguato. Il summit tra la Ue e Pechino è previsto per il 24 luglio e ne daremo conto nel prossimo “Notiziario”. Il 24 mattina i Presidenti della Commissione Ursula von der Leyen e del Consiglio europeo Antonio Costa incontreranno il Presidente Xi Jinping. Dopo una discussione sulle questioni di politica internazionale si passerà a discutere di economia. Il deficit commerciale della Ue nei confronti della Cina è raddoppiato, superando i 300 miliardi di euro, ma Pechino vuole ridurre ancora i dazi sulle auto elettriche. Auto elettriche che hanno messo in crisi l’intero comparto dell’automobile in Europa.

La trattativa con la Cina sarà pacata, ma, noi crediamo, per niente facile.