13 novembre 2025
I vincoli dell’AI Act
Già Draghi nel suo Rapporto sulla competitività aveva avvertito che bisognava riflettere e addirittura sospendere le regole introdotte per la seconda fase dell’AI Act, prevista per l’agosto del 2026.
L’obiettivo è quello di dare più tempo nelle applicazioni dell’AI specialmente a settori come le infrastrutture critiche e la sanità. Ora si cerca di estendere le procedure semplificate alle piccole e medie imprese.
La vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologia e la democrazia, Henna Virkkunen, per bocca del suo portavoce ha fatto sapere che bisognerà “pensare a come rendere la vita delle nostre aziende più facile”. Forse bisognava pensarci anche prima, ma non è mai troppo tardi.
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Rivedere le politiche green è urgente
La necessità di rivedere le politiche della sostenibilità è ormai chiara a tutti, dopo la lettera di ben diciannove paesi membri della Ue che ne chiedono la revisione.
L’ideologia ambientalista spinta all’estremo non solo danneggia la sostenibilità economica della Ue, ma cozza con gli scenari politici ed economici internazionali, ma anche con gli stessi obiettivi della sostenibilità previsti dal Green Deal.
Si dice, da parte dei Verdi e dei loro sostenitori, che bisogna pensare alle future generazioni, ma si fa notare che se non si salva l’economia europea, le generazioni future saranno sacrificate e non avvantaggiate.
È vero che ci sono imprese europee che hanno ormai adottato gli obiettivi della sostenibilità, ma è altrettanto evidente che settori cruciali dell’industria europea, come quello dell’auto, sono in crisi profonda. Ancora si deve osservare che le imprese che hanno adottato le direttive della sostenibilità si devono confrontare con operatori meno virtuosi e rischiano di perdere opportunità di mercato.
L’insofferenza crescente verso le politiche green europee è riconducibile alla massa di regole irrealistiche, pratiche burocratiche e obblighi, che penalizzano le aziende europee.
Cambiare passo è necessario, anzi è indispensabile, se si vuole arrivare alla meta.
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Il Bilancio Ue: di tutto di meno
La Presidenza di turno del Consiglio della Ue spinge per la presentazione del Bilancio che servirà a finanziare le politiche europee per il settennato 2028-2034. Si tratta di 2 mila miliardi, una cifra enorme ed entro dicembre si vorrebbe presentare il documento preparatorio con le proposte e le cifre su cui si aprirà il negoziato per arrivare alla definizione nel gennaio 2028.
Tempi lunghissimi ed esiti incerti perché, ad esempio, nel frattempo si dovrebbe votare in Francia e potrebbero cambiare ancor di più gli equilibri politici della Ue.
Il Parlamento europeo vuole aumentare i fondi per la coesione e la politica agricola comune. La partita è assai complicata e la Presidente della Commissione sembrerebbe disposta a negoziare, ma la Presidenza danese difende le linee presentate dalla Commissione, che piace anche all’Olanda e ad altri paesi membri.
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Regole ambientali e sostenibilità: rottura fra popolari e socialisti più verdi
La rottura della “maggioranza Ursula” è ormai evidente. Sul pacchetto per la semplificazione delle direttive Csdd per obbligare le imprese a controllare il rispetto delle regole ambientali e dei diritti umani su tutta la filiera, il compromesso fra popolari, socialisti e liberali è saltato.
Franchi tiratori socialisti, sinistra e verdi hanno affossato il compromesso perché giudicato non abbastanza green.
Il Ppe, gruppo maggioritario, punta a ridurre la burocrazia e dare respiro alle imprese, tenendo conto delle conseguenze economiche negative che si sono già manifestate in settori importanti dell’economia europea. I Verdi puntano il dito contro i Popolari, ma i numeri non danno loro ragione. “È la democrazia, bellezza!”.














