24 luglio 2026
Non è da ora: la Russia minaccia l’Europa
La Francia e la Germania hanno convocato gli ambasciatori della Russia per gli attacchi informatici che hanno colpito i due paesi. Nello stesso momento anche l’Unione europea denunciava il sistema di guerra informatica contro i paesi dell’Unione: gruppi criminali, finanziamento di gruppi di attivisti, spionaggio industriale e nell’industria della difesa. Infine sabotaggi di infrastrutture della comunicazione e della mobilità.
La Ue ha indicato i paesi colpiti e ha emesso sanzioni a carico di nove persone. Tutti i membri dell’Unione, compresa l’Italia, dovrebbero capire che qualsiasi attacco di qualsiasi tipo alla sicurezza di un membro dell’Unione riguarda tutti i paesi membri.
La Russia, non è da ora, sta colpendo con sabotaggi, intimidazioni e spionaggi. Proprio in questi giorni l’Italia o meglio il governo si è accorto del covo di spie italiane al servizio di Mosca. Se non è guerra fredda, è guerra ibrida.
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Sánchez e la doppiezza sulla Nato
Sánchez dice “no alla guerra”, dice no all’aumento della spesa per la difesa, richiesto dalla Nato, ma nello stesso si scopre che la Spagna già quest’anno supererà il 2% del PIL in spese militari. Il fatto è che dal 2018 con l’inizio del governo di Sánchez la Spagna ha triplicato la sua spesa militare da 11 a 35 miliardi di euro. Tutto il resto è “fuffa”.
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Ursula von der Leyen e l’accesso dei giovani ai social
Per giovani si intendono i bambini e i ragazzi sotto i 16 e i 13 anni. La Presidente della Commissione ha parlato di “accesso graduale per fasce di età”, evitando con una dose di ipocrisia politicamente corretta la parola “proibizione”. Gruppi di esperti scelti dalla Commissione hanno sottolineato i danni psicologici, le dipendenze e le infelicità prodotti dai social media nella crescita dei bambini e dei giovani. Gli esperti sono stati chiari elencando i danni: il tempo passato davanti agli schemi viene sottratto al gioco, allo sport, alla lettura. In sostanza si riducono le interazioni sociali con inevitabili ripercussioni sullo sviluppo socio-emotivo. I minori, poi, potrebbero essere esposti a contenuti e abusi sessuali, nonché a cyberbullismo e ad ogni tipo di manipolazione. Alcuni paesi europei come la Francia, la Danimarca, Cipro e la Romania hanno già annunciato di voler prendere misure restrittive per i giovani sotto i 15 o 16 anni. La Commissione vorrebbe cercare di adottare norme omogenee per tutti i paesi dell’Unione.
Purtroppo si sa che nei paesi come l’Australia, dove già si sono adottate norme e divieti per l’accesso ai social media sotto i 16 anni, i divieti sono stati facilmente aggirati. Tuttavia sarebbe bene far capire a tutti, ai giovani come ai genitori, che i rischi sono reali. Uomo avvertito, mezzo salvato. Forse.
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Emissioni: la riforma della Ue e il ritorno alla ragione
Alle industrie europee verrà consentito di emettere CO2 e ad un costo inferiore rispetto a quanto previsto sino ad ora in seguito a piani e programmi che non tenevano conto della realtà. E cioè del fatto di mettere in conto un rapporto realistico fra mezzi e fini. Il fine può essere condivisibile, ma per raggiungerlo bisogna tener conto della sostenibilità economica e di ciò che accade nel resto del mondo. Perché, come si può capire, la Ue è parte di un mondo più grande.
All’industria europea sarà consentito di emettere CO2 più a lungo e ad un costo inferiore di quanto previsto finora. La revisione proposta dalla Commissione per quello che costituisce il primo pilastro della politica ambientale dell’Unione, come si può capire, era molto attesa, ma anche molto criticata dagli ambientalisti. Il meccanismo dei costi per le diverse industrie energivore diventa più flessibile, ma obbliga gli Stati membri a destinare alla decarbonizzazione il 50% dei ricavi provenienti dall’Ets (la “carbon tax”).
La proposta dovrà essere esaminata dagli Stati membri del Consiglio e poi dal Parlamento europeo. Una strada lunga e tutta in salita. Perché la direzione è giusta, ma nessuno si può illudere che sia risolutiva, non solo perché i mutamenti climatici di lungo periodo non dipendono solo da fattori umani, ma anche perché il resto del mondo si dovrebbe allineare a queste scelte. Impresa difficile, purtroppo, ma indispensabile, come ognuno può capire.
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Le grandi aziende di abbigliamento e i prodotti invenduti
Le grandi aziende di abbigliamento, abiti, scarpe, accessori, secondo un nuovo regolamento Ue, non potranno più finire in discarica. La Ue impone una seconda vita: o venderli scontati o cederli in beneficienza. La potenza della Ue è infinita e ne vedremo l’effetto. La Ue sei tu, chi può darti di più?














