19 settembre 2025
Lo stato dell’Unione.2
Come avevamo promesso nel precedente numero del “Notiziario”, ritorniamo sul tema dello stato dell’Unione.
La sensazione che si ha dopo la relazione della Presidente della Commissione è che abbondano le critiche, ma proprio chi critica non sembra rendersi conto che “l’impotenza” dell’Unione deriva da molte cause, ma la prima è quella della paralisi istituzionale.
Le istituzioni europee, come da sempre sosteniamo con il nostro “Notiziario”, dovrebbero spingere per una riforma seria e urgente delle regole decisionali, anche rivedendo i Trattati, per poter prendere decisioni rapide su questioni di peso come appunto il tema della sicurezza e quello del peso diplomatico di un gigante come l’Unione.
Sempre più, come dimostrano i gravi conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente, occorrono leader in grado di scuotere i membri del Consiglio, della Commissione e del Parlamento per uscire dall’eterno rinvio delle decisioni più urgenti per affrontare temi cruciali per la vita della stessa Unione. Il Presidente Costa, e non solo la von der Leyen, ha capito che bisogna sbloccare la situazione. Purtroppo i maggiori paesi europei dalla Germania alla Francia sono alle prese con la crisi interna, anche se non ci vorrebbe molto a capire che la crisi dell’Unione si nutre o vive in osmosi con le crisi interne.
Quanto al governo italiano, il più stabile in questo momento, dovrebbe capire e far capire ai conservatori che il sovranismo, in un contesto internazionale così grave, non giova a nessuno. Tuttavia proprio la Presidente della Commissione dovrà spingere con forza la Ue sulla strada di una svolta coraggiosa e decisa, di cui molti, anche nelle opinioni pubbliche europee sentono la necessità.
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Dopo un anno dal Rapporto Draghi
In questi giorni a Bruxelles si è tenuta una Conferenza che ha fatto il punto della situazione e dei risultati raggiunti ad un anno dal Rapporto Draghi.
Il Rapporto è intitolato Il futuro della competitività europea e comprende 400 pagine elaborate dall’ex premier italiano con un gruppo di economisti e ricercatori. Le analisi e le proposte contenute nel Rapporto vanno dal passaggio alle energie rinnovabili alla digitalizzazione sino alla competizione con USA e Cina, argomento quantomai attuale.
Secondo lo European Policy Innovation Council appena l’11% delle 383 raccomandazioni sarebbero state pienamente attuate. Secondo lo stesso Draghi la situazione, dopo un anno, sarebbe ancora peggiorata. «L’inazione – ha dichiarato Draghi – minaccia non solo la nostra competitività, ma la nostra stessa sovranità». Per affrontare le sfide di Stati Uniti e Cina, la Ue dovrebbe superare tabù ed essere capace di agire «meno come una confederazione e più come una federazione». Di fatto Draghi, consapevole della difficoltà di rivedere i Trattati, suggerisce di utilizzare il meccanismo della «cooperazione rafforzata», che vorrebbe dire adottare l’idea di un sistema a due velocità.
Bisognerebbe, come accadde alle origini degli Stati Uniti, mettere insieme il debito comune almeno per i progetti più urgenti e condivisi, per il rilancio dell’economia, l’innovazione tecnologica, per lo sviluppo della difesa o per le reti energetiche. Per questi progetti oggi occorrerebbero, secondo la BCE, almeno 1.200 miliardi di investimenti per il periodo 2025-2031. Per Draghi occorre superare le “trappole” delle azioni nazionali non coordinate e la fiducia assoluta nelle forze del mercato. Persino la Presidente von der Leyen, presente alla Conferenza di Bruxelles, ha promesso di anticipare la riforma della politica della concorrenza per i settori strategici come la difesa, l’industria e la tecnologia. Per Draghi bisogna semplificare il Regolamento europeo sulla protezione dei dati, riformare l’AI Act con un approccio più pragmatico. Così come per una decarbonizzazione più sostenibile bisogna essere più flessibili e realistici.
Poi una “bastonata” ai piani verdi: gli obiettivi di zero emissioni per le auto dal 2035 si basano su presupposti «che non sono più validi».
Critiche dure, quelle di Draghi, ma così realistiche che molte forze politiche hanno dichiarato di condividere. Se sarà vero lo vedremo. La situazione è seria e speriamo che non finisca in commedia o peggio.
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La Ue e il dramma della guerra a Gaza
L’Europa sanziona Israele e in particolare due ministri e i coloni violenti, ma anche dieci membri del comitato direttivo di Hamas. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva annunciato questi provvedimenti nel suo discorso sullo stato dell’Unione, chiedendo la fine degli «orrori» a Gaza e il rilascio di tutti gli ostaggi tenuti da Hamas.
La presa di posizione della Commissione avrà bisogno dell’approvazione di tutti gli Stati aderenti, che sulle sanzioni decidono all’unanimità. Mentre sulla sospensione degli accordi commerciali con Israele si dovrà votare a maggioranza qualificata. Occorreranno, cioè, 15 voti che rappresentano almeno il 65% della popolazione degli Stati membri della Ue.
L’Italia ha ribadito il proprio sostegno all’adozione di sanzioni contro i “coloni violenti” e si è dichiarata disponibile a parlare di sanzioni contro i ministri israeliani.
Il messaggio che manda la Ue a Israele è di equilibrio e di realismo, ma anche quello di fermare la guerra.
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Alla Ue serve una strategia per affrontare le sfide internazionali
La guerra dei dazi e le vicende internazionali dovrebbero spingere l’Europa a darsi una strategia. Lo ha dichiarato Giampiero Massolo, un esperto di relazioni internazionali, sempre attento e apprezzato per il suo equilibrio.
Massolo suggerisce di equilibrare i rapporti con Trump utilizzando anche le tasse sui servizi digitali, valutando costi e benefici, ma tenendo presente che la Ue, per ora, non può fare a meno dei big americani.
«Una linea – dice Massolo – che ci rafforzerebbe, da puntellare con lo sviluppo di autonome capacità tecnologiche della Ue e di logica geopolitica volta a non precludere alternative nel Sud globale. Restare immobili rischia di costarci caro».
Purtroppo l’immobilismo è il grande ostacolo della Ue in tempi dove tutto si muove in fretta e pericolosamente.














